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Il pittore di Trastevere

Emidio Antoci, tra Arte e Genio

Per anni non c’è romano e turista che passando per Trastevere non abbia notato le finestre di un antico attico, stracolme di bambole, pupazzi, giocattoli.

Per molti, curiosità e stupore, per altri una foto suggestiva, per altri un qualcosa talmente originale al punto da incontrarne l’autore e chiederglielo. E in molti hanno provato a suonare al citofono, ma essendo mancante, hanno notato una corda fatta di cravatte annodate, che arrivava fino ad una campana posta al lato della finestra.

Quello era appunto, il campanello.

E non di una casa qualunque, ma di un palazzo cinquecentesco, che da solo racchiude un terzo della storia romana. Tra piazza Giuditta Arquati e via della Lungaretta. Sopra il celebre ristorante Carlo Menta. E chi può vivere al suo interno, permettendosi quell’ “originale” composizione alle finestre?

dettagli Casa di Trastevere

Niente di meno che il “Conte di Trastevere”, Emidio Antoci.

Che abbia realmente questo titolo di alto lignaggio, non possiamo affermarlo, eppure nel quartiere, poco importa, perché per tutti è il conte e per tutti è il maestro.

Tre paia di occhiali di cui due senza lenti, un cappello con al di sopra una tuba, nobili guanti rigorosamente bucati, scarpe consumate, un elegante cappotto rattoppato, al collo mezzo chilo di collane con ciondoli, fischietti, chiavi.

Emidio Dantoci

“Conte di Trastevere”

Ci accoglie all’ultimo piano, la porta è antica, la serratura scassata. Entriamo. Il suo linguaggio è forbito, nobile, di altri tempi. L’accento di quella romana aristocrazia dimenticata.

A malapena riusciamo a farci strada tra i quintali di cianfrusaglie accumulati sul pavimento, sui muri, perfino sul soffitto. Sembra il deposito di un rigattiera, c’è di tutto. E tutto a strati, come se nel primo possa addirittura spuntare un tesoro nascosto. Ci fa accomodare mentre ci prepara un caffè in una caffettiera che citando Villaggio in uno dei suoi film, è a dir poco “sgarrupata”.

Ci fissa con i suoi occhiali e gli chiediamo perché abbia la lente da vista soltanto da un lato e l’altro no “perché anche l’occhio vuole la sua parte!” Ci risponde.

Siamo seduti su un divano sommerso da oggetti di ogni tipo, antichi, moderni, nuovi, vecchi, rotti.

All’ingresso della stanza, c’è una scritta colorata sovrastante la porta “la stanza dei pensieri”. Sulle pareti ci saranno migliaia, anzi, centinaia di migliaia di scritte, firme, date, pensieri. Chiunque sia passato per questa casa ha lasciato una dedica. Troviamo dediche in ogni lingua, dallo spagnolo al cinese.

“Grazie maestro”, “non cambiare mai”, “siamo noi i pazzi, non tu”, “al più grande artista dei nostri giorni”

Così via per metri quadrati su metri quadrati di lettere e parole.

Ecco che si siede con noi, un po’ goffamente, ha dolore alle gambe. Alle braccia invece no, mima ogni parola con enfasi e movimenti ampi e scenici. Racconta la sua storia, tra poesie, canzoni, citazioni di film, libri, storia e filosofia.

Ci racconta di un grande amore, quello per la sua Jytte, una ragazza danese stupenda. Ci mostra la sua foto, è sua moglie. Con lei ci sono tre figli, Annamaria, Michael, Claudio. Sono tutti stupendi, biondi con gli occhi azzurri. E c’è anche lui, Emidio, vestito elegante, imponente. Bello.

Sembra la famiglia perfetta, quella delle pubblicità anni 70, o meglio, guardiamo bene le foto, è proprio quella famiglia! Quella del Carosello, della Barilla, della CocaCola! Non crediamo ai nostri occhi, ma sono proprio loro.

Ci racconta della sua parentesi a Copenaghen, poi il ritorno a Roma con la famiglia e i figli piccoli, a Testaccio. Ci racconta di essere un pittore. Non abbiamo creduto facesse l’attore, poi abbiamo visto le foto. Ci fa un ritratto, scarabocchia qualcosa su un foglio. Le mani anziane, il tratto sembra esserci, il soggetto meno, disegna una immagine un po’ confusa.

“Bene, sono 5 euro!” ah ecco, non è un regalo.

 

Continua il suo racconto, fatto di ricordi e di una Roma che non esiste più, se non in qualche vecchio film. Una fotografia lontana di una vita vissuta in pieno, con le gioie e i dolori. Lo vediamo emozionarsi, parlando della sua JuJu, che non c’è più, un brutto male l’ha portata via ancora nel pieno della sua bellezza. E sono passati vent’anni. “Vent’anni” ripete.

Ci mostra un video, immagini al mare, in Danimarca.

C’è confusione in tutto, ma c’è qualcosa di grande in quest’uomo. Sembra fantasia, eppure è tangibile, documentato.

Ci mostra ritagli de “il Corriere della Sera”, “La Repubblica”, i più grandi giornali parlano di lui. Dépliant di importanti mostre artistiche in tutto il mondo. Recensioni dei più grandi critici d’arte!

 

Possibile che quest’uomo così particolare, sia realmente stato un grande pittore?

Saliamo al secondo piano, la paura che l’antico tetto in legno non regga, le scale scricchiolano. Ancora più oggetti ed ancora più disordine, confusione, polvere.

Ma ecco la sorpresa.

Accatastati uno affianco all’altro ci sono decine, anzi, centinaia di quadri. Non crediamo ai nostri occhi. Sono lì, fermi da quei “vent’anni”.

In segno di amore e dolore, Emidio ha smesso di dipingere. L’orologio della sua vita artistica si è fermato con il cuore della sua Jytte. “cos’è un artista senza la sua ispirazione?” lo ascoltiamo in silenzio. Iniziamo a sfogliare le tele una dopo l’altra, la luce non è molta, filtra da una piccola finestra del tetto spiovente e una vecchia lampadina. Sono semplicemente stupendi.

emidio antoci

Paesaggi ad olio di Roma, Copenaghen. E poi ancora acquarello, matita, gessetti. C’è di tutto. Veniamo risucchiati in un vortice di immagini, colori, materia. E tutti hanno la stessa firma: Emidio Antoci.

È davvero lui. Il conte di Trastevere, il castello dei pupazzi, il grande maestro. Esiste tutto davvero. Uno dei più grandi pittori impressionisti del ‘900 ci ha accolto nel suo studio.

Per due decenni ha vissuto come un eremita, uno di quei personaggi che se li vedi in giro per la città, sembra aver perso qualche rotella. Eppure dietro quest’uomo, c’è la storia di un grande amore, c’è l’arte dei nostri tempi e quella dei tempi prima. C’è vita. C’è storia. C’è Roma.

Biografia

Il maestro Emidio Antoci è nato il 5 Luglio 1929 a Roma. Ci ha lasciati a Trastevere nel 2013. Oggi le sue opere hanno un valore inestimabile e raccontano Roma oltreoceano. I suoi quadri originali sono per lo più negli Stati Uniti, Francia e Danimarca.

Sua figlia Annamaria Antoci, insieme a Michael e Claudio si occupano di conservare alcune delle sue più importanti opere. La casa del pittore Antoci, è oggi ristrutturata e perfettamente rispettata nel suo significato storico e architettonico. Soprannominata “Trastevere Artist”, dal nipote Osteopata, il Dr Gabriele Benedetti, che in onore del nonno, colleziona ed espone al pubblico alcuni dei suoi capolavori più belli.

“The Love Life of Emidio Antoci”

Directed by Adrian Briscoe