Benessere

Donne e HIV: è maggiore il rischio di contagio?

Gli ultimi studi sull’HIV hanno evidenziato come le donne siano più sensibili a contrarre questo virus però nonostante la percentuale maggiore di infetti siano proprio le donne, sono poche quelle che vengono sottoposte al trial. L’organismo femminile risponde diversamente all’infezione, alla sua progressione, quindi il profilo clinico del soggetto femminile comporta degli studi mirati.

Secondo questi recenti studi, la morfologia dell’apparato genitale femminile aumenterebbe le possibilità di contrarre il virus: infiammandosi, l’apparato genitale femminile, produrrebbe delle cellule facilmente attaccabili dal virus dell’ Hiv oltre a produrre dei corecettori del virus stesso.

Microbioma femminile

Altro aspetto di interessante studio è stato il microbioma vaginale: la famosa flora batterica vaginale presente ovviamente in tutte le donne; in tutte le persone in generale il microbioma è presente a diversi livelli nel nostro organismo. L’insieme di batteri a livello vaginale favorisce campo fertile al proliferare del virus. Da un lato diremmo purtroppo, ma dall’latro diciamo per fortuna, si è coperto che il genere femminile è più vulnerabile all’attacco del virus dell’ Hiv rispetto agli uomini, perché l’infiammazione produce più cellule facilmente infettabili dal virus e perché il microbioma ne favorisce lo sviluppo. Il punto si sofferma sull’anello vaginale che dovrebbe rilasciare farmaci antiretrovirali che però verrebbero neutralizzati da alcuni germi presenti nella flora vaginale.

Al momento del contagio si è notato che la carica virale di una donna positiva al virus dell’ Hiv è molto bassa rispetto a quella maschile, questo dato sembrerebbe positivo ma non è coì, in quanto il passaggio da Hiv ad AIDS avviene allo stesso modo sia negli uomini che nelle donne. Quello che si è notato al microscopio è che la carica virale inizialmente più bassa sia merito di una riposta immunitaria, dell’organismo femminile, maggiormente mirata a combattere il virus dell’ Hiv. La ricerca su come combattere l’Hiv va ancora avanti ed ogni anno si spera di ottenere risultati mirati a garantire una vita migliore alle persone Hiv positive.

L’Hiv e la vita quotidiana

Erroneamente si crede ancora, ai giorni nostri, che si contragga l’Hiv avendo rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, o con rapporti occasionali o che i tossicodipendenti siano tutti positivi all’ Hiv. Siamo ancora circondati da questi luoghi comuni, senza nè informarci veramente su cosa sia l’Hiv e né su come prevenirlo.

L’Hiv è un virus che degenerando porta alla malattia cronica dell’AIDS. Come si previene l’infezione? Semplicemente usando sempre il preservativo con i propri partner sessuali, soprattutto e si tratta di rapporti occasionali. Le donne sono quelle maggiormente colpite dal virus per una serie di fattori: primo tra tutti quello biologico legato alla morfologia vaginale; spesso contraggono il virus in una relazione stabile perché per accontentare il loro partner non chiedono venga usato il preservativo, il quale in una relazione precedente o eterna alla coppia, aveva già contratto il virus.

I consigli che ci sentiamo di darvi è di non delegare a nessuno la cura della vostra salute. Per questo è indispensabile fare il test HIV prima di abbandonare il profilattico ed importante ripeterlo almeno una volta l’anno. In farmacia potete acquistare i kit rapidi al costo di 20 euro. In alternativa, potete fare il test HIV gratuitamente in una di queste strutture.

Se siete sicure del vostro rapporto stabile e ne parlerete col partner, insieme prenderete coscienza dei pericoli di avere rapporti non protetti.

I numeri dell’Hiv

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, sono 2.531 le nuove diagnosi di infezione da Hiv effettuate nel 2019, pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti.

25-29 anni è la fascia con l’incidenza più elevata di nuove diagnosi Hiv. La quali totalità .

La quasi totalità delle diagnosi si riferisce a persone di sesso maschile (80%). Ma attenzione: questo non significa le donne siano poco esposte. Il dato, piuttosto, suggerisce che le donne facciano molti meno tes

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